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Borse di studio per corsi d’italiano estivi

L’Accademia del Giglio mette a disposizione anche quest’anno 4 borse di studio per i corsi di lingua italiana per stranieri, che si terranno presso la propria sede, alle seguenti condizioni:

  • le borse sono disponibili per i corsi di lingua italiana intensivi (20 ore a settimana) in classi piccole (max 7 studenti per classe);
  • la durata del corso è di 4 settimane;
  • le date di corso disponibili sono 6 giugno – 1 luglio4 – 29 luglio 2011;
  • ogni borsa coprirà il 50% del costo del corso e il materiale didattico (tassa d’iscrizione esclusa);
  • i candidati che faranno domanda per la suddetta borsa di studio dovranno aver compiuto il 18esimo anno di età e non dovranno aver superato il 35esimo;
  • i candidati dovranno inoltre essere residenti in uno dei paesi dell’Unione Europea o avere passaporto italiano (doppia nazionalità);
  • i candidati dovranno infine avere un livello di conoscenza dell’Italiano almeno elementare (A2).

Per qualsiasi domanda contattate  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  oppure chiamate lo 055 2302467 (dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 17:00).

Segnalato da

Patricia MARI-FABRE Bacio

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la_pecora_nera --PRECARIO MONDO di Ascanio CELESTINI

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--Un operatore di call center mi dice che qualche anno fa viveva al centro di Roma, divideva l’affitto con un amico e aveva tempo per suonare e andare in tournée. Si considerava un musicista e utilizzava il call center come sponda. Adesso sta in periferia con tre studenti, lavora full time per sopravvivere, non ha più tempo per suonare e comunque anche la richiesta di concerti è diventata così striminzita che non ci camperebbe. Mi dice “ho quasi cinquant’anni, non ho una famiglia e va a finire che torno a vivere con mia madre”. Allora dov’è la precarietà? Non è solo un problema di stage non pagati, di assunzioni a tempo determinato, di lavoro nero e licenziamenti facili. Mille e cinquecento euro al mese basterebbero se una famiglia ne pagasse duecento d’affitto. Basterebbero se una donna e un uomo avessero la certezza di lavorare fino al giorno della pensione. Basterebbero se il figlio di un operaio studiasse in una classe con meno di venti bambini, ricevesse una vera formazione che comprendesse le lingue straniere e la musica, la storia contemporanea e il teatro… Basterebbero se quella famiglia avesse attorno una comunità che la sostiene, un servizio sanitario che la cura quando sta male.

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--E invece l’operaio che pensava di essere assunto a tempo indeterminato vede in televisione un padrone col maglioncino che gli sfila i diritti da sotto i piedi, il sindaco (sedicente di sinistra) che va a giocarci a scopetta e prega il proprio partito di affiancarsi alla battaglia padronale. Porta il figlio in una scuola dove i suoi compagni sono così tanti che la maestra ci mette un mese per imparare i nomi, una scuola che funziona solo per l’impegno degli insegnanti che non hanno ancora mollato, che non sono ancora scoppiati per l’umiliazione continua alla quale sono esposti.

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--Un lavoratore è precario non solo per la precarietà del suo lavoro, ma soprattutto perché sono precari la scuola, la casa, l’assistenza sanitaria, i trasporti, l’informazione, la cultura, il cibo che mangia e l’acqua che beve, l’energia che consuma e i vestiti che indossa.

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--Invece io dico che la scuola è solo pubblica. Dico che la scuola privata è una questione privata, un’azienda che deve prendere due lire solo in quel paesino di montagna dove non è ancora stata costruita quella statale. Dico che accettare oggi una riduzione dei diritti in fabbrica significa che domani quei diritti si ridurranno ancora di più. Dico che se un lavoratore accetta di lavorare per uno stipendio ridicolo non fa solo una scelta personale, ma sta costringendo tutti gli altri ad essere sottopagati, così come un lavoratore che sciopera e ottiene il riconoscimento di un diritto, lo fa anche per quello che entra. Dico che seicento euro d’affitto per un monolocale seminterrato in periferia (c’era il cartello nella piazza della mia borgata fino a poche settimane fa) è un furto e quando la casa non si trova: la si occupa.

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--Dico che se acquisto un paio di scarpe sottoprezzo sto sfruttando un operaio e se compro a mio figlio un pallone cucito da un bambino della sua età dall’altra parte del mondo sono peggio di un pedofilo. Dico che se prendo l’acqua da bere al supermercato e uso quella potabile che esce dal mio rubinetto per lo sciacquone del cesso sono un pazzo pericoloso. Dico che non sono un uomo moderno se accetto la devastazione di una valle per farci passare un treno veloce che impiega un’ora di meno per portarmi in Francia: sono un criminale.

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--Penso a una donna del trentino che va al supermercato a comprare un chilo di mele cilene. Se quelle mele costano meno di quelle coltivate sotto casa sua è evidente che in Cile c’è un contadino sfruttato e uno del trentino che resta disoccupato, un aereo che inquina inutilmente l’oceano e una piccola frutteria che chiude.

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--Il lavoro era precario vent’anni fa. Oggi è la nostra visione del mondo ad essere precaria.

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--Io non cerco voti per le prossime elezioni, né tessere per la prossima campagna di tesseramento. Non ho bisogno di carne da macello per la prossima guerra umanitaria o vittime del destino per il prossimo terremoto. Non scendo in piazza per un lavoro a tempo indeterminato o per qualche centesimo che il ministero della cultura succhia dai serbatoi della benzina. Non voglio mettere all’ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri o del prossimo talk show, del prossimo monologo teatrale o della prossima canzonetta il solito discorso del giovane sottopagato o disoccupato.

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--Io dico che questo sistema violento mi fa paura e so che per liberarcene dobbiamo pacificamente far paura al sistema.

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--Ascanio CELESTINI, il manifesto, sabato 9 aprile 2011.

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--Per maggiori informazioni su Bellissima Films, clicca qui.

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Segnalato da

Paola QUARTA Bacio

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Ascanio CELESTINI è l’autore, il regista e l’attore principale de La Pecora nera.

Parla con me del 06 maggio 2010 - La caustica performance di Ascanio

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Per completare:

Una fotografia del nostro bel Paese

Il monologo finale di Parole Sante, documentario del 2007 sul precariato

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Informazioni

LETTORE MULTIMEDIALE


Alessandra AMOROSO - Dove sono i colori


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